Maquis è il nome in francese di un tipo di ristorante diffuso in tutta l’ Africa occidentale. Si tratta di luoghi popolari di incontro, scambio e svago. Generalmente non sono segnalati e non c’è nulla che identifica la loro funzione. E’ un po’ come stare a casa, sono luoghi familiari creati dalle mani esperte di cuochi. Si mangia e si beve mentre si ascoltano i racconti e si sorseggia il Karkadè.

Il Makì è la nuova versione meticciata , quella che offrono i rifugiati della città di Roma: un archivio culinario vivente di storie e cucine migranti.

È un progetto trasversale alle attività dell’Associazione Laboratorio 53 nato a Roma dall’incontro e la convivenza con migranti, richiedenti asilo e rifugiati fin dal 2009. Con sede alla Città dell’Utopia, il Makì propone assaggi culinari meticci dal mondo, nonchè catering, pranzi e cene mobili e buffet. I piatti ideati e proposti dai migranti mescolano diversi sapori e provenienze, per far scoprire sfumature e contaminazioni di gusti e storie da tutto il mondo. Un modo per incontrarsi, davanti ad un piatto fumante, senza confini, barriere e paure!

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Il progetto

Il progetto Makì è un’idea nata da un’esperienza concreta più che un progetto vero e proprio. Da quando Laboratorio 53 è nato, nel 2008, usavamo organizzare momenti pubblici di sensibilizzazione e incontro dove a condurre le attività erano direttamente i richiedenti asilo e rifugiati del gruppo di auto-mutuo-aiuto della nostra associazione. Così abbiamo fatto teatro, readings, musica e cucina. Ci siamo così accorti che alcuni rifugiati erano bravissimi a cucinare: andavamo insieme a Piazza Vittorio a far spesa, sceglievamo il menù da proporre, cucinavamo nei locali che ci ospitavano di volta in volta… e la cena era fatta! Con un po’ di pubblicità e diffusione informale i tavoli si riempivano di persone curiose e pronte a mangiare i nostri piatti provenienti da tutto il mondo.

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I cuochi

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Mi chiamo H., in arte Bidrohi. Non sto mai fermo, amo il movimento e fare mille cose insieme, sperimentare, provare il nuovo ed inventarlo. Nel mio paese facevo teatro di strada, beffavo i corrotti e criticato la finta democrazia; di certo non potevo stare simpatico al governo! Ora qui in Italia, rifugiato, continuo la mia vita ed il cibo è per me l’unione tra il vecchio e il nuovo, un misto tra sapori di cardamomo, riso basmati, curry, e pecorino, pasta e pizza. Ora che anche mia moglie mi ha raggiunto, non potete non venire ad assaggiare qualche mio piatto di biryani!

H., in arte Bidrohi Pakistan

Sono H. vengo dalla Costa d’Avorio. Non sono una cuoca professionista, sono molto di più! Ho sempre amato cucinare e non importa per quanto: dieci, venti, cento, duecento persone! Nella mia famiglia ci siamo tramandati i segreti più importanti della cucina, cucinavamo per tutto il villaggio, in pentole così grandi che potevi comodamente sederti dentro! Il mio pezzo forte è l’attieké con salsa di cipolla e pesce alla brace, magari con un bicchiere di bissap o di succo di ananas e zenzero. I sapori della mia terra mi tengono legata ad un Paese martoriato da divisioni, guerre e politica corrotta ed i miei piatti vogliono essere un segno di riconciliazione.

H. Costa d’Avorio

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